Un weekend nelle Langhe: la mia “fuga fuori porta”

Se mi chiedessero quale sia la mia più grande paura, risponderei senza alcuna esitazione: ho paura che il tempo possa sfuggirmi tra le dita, che le settimane passino tutte uguali senza che io mi meravigli per qualcosa, che i miei giorni siano completamente fagocitati da impegni, incombenze e responsabilità.

Vivi con pienezza e non procrastinare, è un mantra che mi ripeto spesso, quando mi rendo conto che la frenesia della quotidianità sta prendendo il sopravvento.

In altre parole, sabato mattina potevo scegliere se rimanere inchiodata alla scrivania o perdermi tra i vigneti e i castelli delle Langhe piemontesi: forse non ho fatto la scelta più saggia, ma ripensando a questo fine settimana, a quante volte ho sorriso ed esclamato “wow!”, penso di aver fatto bene a cercare un pezzettino di felicità tra le onde rossastre delle colline del Barolo.

In quest post vi racconto il mio itinerario di due giorni nell’Alta Langa: il ritmo del weekend è stato volutamente lento e credo non si possa fare altrimenti per godere pienamente della pacata magia di questi luoghi.

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La prima tappa dell’itinerario è Grinzane Cavour, borgo dominato dallo splendido castello che è stato di proprietà della famiglia del celebre statista Camillo Benso. dsc_0008

All’interno del castello, sede dell’Ordine dei Cavalieri del Tartufo e dei vini di Alba, è allestito il Museo Etnografico delle Langhe, che merita senz’altro una visita, non solo per la meravigliosa Sala delle Maschere, con soffitto ligneo del 1547, ma anche perchè celebra l’essenza della vita rurale in questi luoghi, scandita dall’alternarsi delle stagioni.

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” È la Langa con il suo trascorrere di mietiture

e vendemmie, quel tempo cosmico segnato dalle lancette del sole e della

luna che portano uva e vino, gelate e semine…”

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Basta fare una passeggiata tra i vigneti che circondano il castello per ripercorrere il calendario rituale del contadino, il cui tempo scorreva regolare e costante, cadenzato da fioriture, semine, vendemmie e gelate.

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D’ora in poi, quando penserò all’autunno, nella mia mente si affolleranno le immagini di questi luoghi: i pendii dolci, gli orizzonti che la nebbia rende sempre meno nitidi, le viti ormai quasi del tutto spoglie che, ogni tanto, celano un grappolo d’uva dimenticato.

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Da Grinzane Cavour il mio itinerario prosegue verso sudovest, in direzione della seconda tappa: La Morra, che per la sua posizione, appollaiata in cima ad una collina, si è guadagnata il titolo di “balcone delle Langhe”. A onor del vero, questo è quello che ho letto sulla mia guida, senza però poterlo verificare di persona, visto che la nebbia, che nel tardo pomeriggio di sabato è diventata sempre più fitta, mi ha impedito di godere del panorama sulle colline punteggiate da castelli. (Insomma, non ho fatto fatica a trovare un valido motivo per tornare da queste parti!)dsc_0071

Sarà che sono un’inguaribile romantica, ma devo ammettere che la nebbia, che poco prima aveva offuscato la vista sul panorama dalla Piazza di La Morra, ha reso tremendamente affascinante il mio momento preferito della giornata: il tramonto del sole dietro le colline. Sono rimasta incantata di fronte a quel gioco di avvallamenti, sovrapposizioni e sfumature che ha riempito i miei occhi di meraviglia, sulla strada che dal centro di La Morra conduce alla coloratissima Cappella della Madonna Delle Grazie.

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I paesaggi vitivinicoli delle Langhe, che insieme a quelli del Roero e del Monferrato sono dal 2015 Patrimonio Mondiale dell’Umanità, esercitano una forte attrattiva oltre che per l’armonioso intreccio di natura e azione umana, anche per l’offerta enogastronomica. Insomma, un itinerario nelle Langhe non può dirsi completo se non ci si abbandona ai piaceri della tavola: quindi, dopo aver camminato tra i vigneti, ignorando l’orologio, è imprescindibile mangiare e bere di gusto, ignorando la bilancia.

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Barolo è la terza, imperdibile, tappa del mio giro on the road dell’Alta Langa piemontese: il centro abitato, è un dedalo di vicoletti che si sviluppa attorno al Castello Falletti, sede del WiMu, il Museo del Vino.

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In Piazza Castello, a Barolo, si trova anche il Museo dei Cavatappi: una vasta e curiosa collezione interamente dedicata a questo oggetto!

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Uno degli aspetti più piacevoli di un itinerario nelle Langhe, che lo rende perfetto per un weekend rilassante, è che i borghi distano solo pochi kilometri l’uno dall’altro, quindi si può dedicare molto tempo a gironzolare per i vicoletti dei centri abitati, scattare fotografie agli scorci più belli o fermarsi a contemplare il paessaggio collinare tappezzato di vigneti.

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Poco distante da Barolo si trova Monforte d’Alba, paesino arroccato in cima ad una collina: sulla sommità si apre la piazza principale, raggiungibile percorrendo ripide salite che costeggiano le mura medioevali.

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Il mio weekend nell’Alta Langa si è concluso a Serralunga D’Alba: gli elementi precipui del paesaggio delle terre del Barolo – un castello situato in cima alla collina, vigneti, campanili svettanti, sfumature rossastre del foliage autunnale – si ripropongono anche in questo borgo, in una perfetta e immemorabile commistione tra artificiale e naturale.

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Ho usato decine e decine di parole e tante fotografie per descrivere i due giorni trascorsi nelle Langhe, ma nel mio cassetto dei ricordi assocerò questi luoghi ad una sola parola: inebriante.

Inebriante, come lo stato di piacevole stordimento provocato dal buon vino; inebriante, come la sensazione di fervida esaltazione innescata dalla visione di luoghi mai visti; inebriante, come la percezione della felicità pura che scoppia all’improvviso e ti pervade.

6 thoughts on “Un weekend nelle Langhe: la mia “fuga fuori porta”

  1. Complimenti, hai reso poesia la ruralità di certi paesaggi Italiani, dimostrando come la bellezza possa risiedere anche nella semplicità e non solo nella ricerca di chissà quali artifizi. Complimenti anche per le foto che rendono l’idea dell’atmosfera, unitamente alle parole che hai scelto per descriverla.

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