“Lessico famigliare”: la ricetta dei biscotti e quella della felicità

La mia agenda è ordinata secondo un criterio preciso; segno i miei impegni e appuntamenti con colori diversi: con il pennarello nero gli adempimenti legati al lavoro e allo studio, con il pennarello blu le idee relative al blog e, infine, con il pennarello rosso tutto ciò che ha a che vedere con la sfera personale. Nell’ultimo periodo la mia agenda è stata invasa da chiazze di inchiostro nero, e per questo motivo il blog è stato silente. Ci sono dei periodi, che coincidono in genere con quelli in cui sono più oberata di lavoro, in cui ho bisogno, negli spazi riservati al tempo libero, di dedicare del tempo di qualità alle persone a cui voglio bene: è una questione di priorità ed equilibrio.                                                                                                                                            Per questo motivo, non avevo programmato un post sul weekend che ho trascorso in Sicilia, a casa dei miei genitori: sono stati giorni spensierati, intensi e semplici, di quella semplicità che profuma di zagara e dei miei biscotti preferiti, quelli che preparano la mamma e la zia, quando torno nel periodo pasquale. Insomma, gli aneddoti legati allo scorso weekend non sono di certo “materiale” per scrivere un articolo: sono puro “lessico famigliare“, preziosi per chi li ha vissuti in prima persona, ma difficilmente intellegibili dagli altri. Eppure riguardando le fotografie che ho scattato, ho pensato che c’era una storia che vale la pena di essere raccontata, perchè in fondo, ha a che fare con un viaggio: con il mio viaggio in Sicilia, con questi mesi in cui non ho scritto post sul blog e, soprattutto coi miei viaggi futuri.

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Sabato mattina ho seguito il rito che si ripete ogni volta che torno a casa dopo qualche mese: sono andata a mangiare una granita alla mandorla e poi a guardare il mare. Mi piace vivere a Milano, forse perchè è la città in cui ho scelto di vivere, ma c’è un preciso momento in cui le strade e i parchi meneghini, che in genere trovo sempre accoglienti e ospitali mi sembrano improvvisamente soffocanti: sento il bisogno di guardare l’orizzonte a perdita d’occhio, e quello è il momento giusto per fare un salto in Sicilia.

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Ecco, dicevo che sabato mattina sono andata a guardare il mare e ho pensato di andare in una località che si trova tra Acireale e Catania e che ho sempre trovato molto pittoresca: Aci Castello. Non mi sono accontentata di passeggiare sul lungo mare e farmi travolgere dal profumo della salsedine e dal giallo vivace della ginestra, e ho pensato di visitare il Castello Normanno. Non era la prima volta che lo facevo, quindi conoscevo già gli scorci più suggestivi, i punti da cui ti sporgi e vedi il mare con le sfumature di colore verde acqua oppure i faraglioni di Aci Trezza.

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Eppure questa visita è iniziata in un modo un po’ insolito e fuori dagli schemi: alla biglietteria c’era un signore, il custode del Castello che lungi dal limitarsi a vendere il biglietto,  si improvvisa anche guida turistica e, con fare istrionico, racconta la storia di chi ha vissuto in quel forte a picco sul mare. Alla fine consegna ai visitatori una monetina e raccomanda di lanciarla in un pozzo dopo aver espresso un desiderio; poi aggiunge che non basta desiderarle le cose belle, ma che bisogna anche metterci del proprio per fare in modo che si realizzino. Come quel cavaliere che non centrava il bersaglio e, allora, raggiungeva la freccia che lo aveva mancato e ci dipingeva attorno i cerchi.

Sono diversi giorni che penso e ripenso a questo aneddoto, intrecciandolo con episodi che sono avvenuti di recente: per questo ho pensato di farne tesoro e di condividerlo. Di questi brevi giorni nella mia Sicilia ricorderò i colori del tramonto ad Ortigia, gli abbracci che fanno annegare le paure e questo semplice insegnamento: che la ricetta della felicità, come quella della dei biscotti di Pasqua, tramandata dalla mia nonna, non è univoca ed è sempre perfezionabile; ci sono, però, degli ingredienti imprescindibili, uno di questi è il coraggio. Ecco, credo di aver imparato imparato questo: che ci vogliono anche un po’ di coraggio e un pizzico di intraprendenza  per essere felici.

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3 thoughts on ““Lessico famigliare”: la ricetta dei biscotti e quella della felicità

  1. Bel post Elisa 😊 Sono contento che il weekend fuori ti abbia fatto bene! Ogni tanto si ha la necessità di respirare aria diversa..
    Concordo in pieno sul fatto di scrivere articoli quando si è ispirati, mi ci ritrovo abbastanza!

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