Cosa vedere nel nord del Portogallo: la Valle del Douro

La cartella nella quale ho conservato le foto del mio viaggio in Portogallo è una di quelle che riguardo nelle giornate uggiose o frenetiche, quando sento il bisogno di rivivere un viaggio intenso e caleidoscopico, rimanendo seduta sul divano di casa. Scorrendo quelle fotografie, suddivise in sei sotto-cartelle, perché erano davvero troppe! – mi sembra di sentire lo stesso vento che ha accompagnato le mie passeggiate sui promontori a picco sull’oceano, quel vento che sapeva di libertà, di progetti, di nuovi inizi. Mi è capitato, in questi giorni, di aprire la cartella “Viaggio in Portogallo 28 luglio – 17 agosto 2016” e mi sono resa conto di non aver dato seguito a quel proposito espresso nel post dedicato all’itinerario: dedicare alle tappe più importanti del mio on the road, un articolo dettagliato. Ho pensato di rimediare e di iniziare a ripercorrere quel viaggio da una tappa che non era programmata ma mi ha stupita tantissimo, tanto che, ogni qual volta mi viene chiesto qualche suggerimento sui posti da vedere in Portogallo, rispondo senza esitazione, di fare un salto nella Valle del Douro.

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Il 30 luglio doveva essere, secondo l’itinerario che avevo pianificato, una giornata di viaggio da Montesihno, la prima tappa del mio viaggio, a Porto; poi, però, accogliendo il suggerimento arrivato da un ragazzo portoghese conosciuto per caso, ho pensato di fare una deviazione verso la Valle del Douro, una regione a nord del Portogallo, delineata nelle sue fattezze da due elementi: uno, il corso del Rio Douro, frutto dell’opera di Madre Natura, e l’altro, i vigneti terrazzati che tappezzano le colline, frutto di duemila anni di produzione vinicola.

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Ricordo che, seduta sul sedile lato passeggero, iniziai a sfogliare la Lonely Planet e cercai di abbozzare un programma della giornata (se non si fosse capito, sono una maniaca del controllo!): la prima località inserita sul navigatore fu Vila Nova de Foz Côa, una cittadina che fino a vent’anni fa non figurava in nessuna guida turistica. Negli anni novanta, però, la scoperta: nella vicinissima valle del Rio Côa erano nascoste delle incisioni rupestri di epoca paleolitica; così questa cittadina iniziò ad accogliere un flusso sempre crescente di turisti incuriositi dai misteri che queste opere d’arte celavano.

Visto che ero completamente impreparata, pensai di rivolgermi all’ufficio turistico della città: seduto alla scrivania, ricoperta di depliant, c’era un signore anziano dal viso rassicurante che alle mie domande incalzanti rispose con un sorriso, facendo spallucce e dicendo che l’inglese non era proprio il suo forte. Ci capimmo con il linguaggio universale dei gesti e mi indirizzò verso il Parque Arqueologico do Vale do Côa, che sorge poco distante dal paesino. Si tratta di un complesso moderno da dove partono le visite guidate verso i siti dove è possibile ammirare le incisioni. Il flusso turistico è regolato in maniera piuttosto rigida (si può accedere solo accompagnati da guide autorizzate) anche perché la zona è ancora oggetto di ricerca, quindi bisogna prenotare con molto, molto anticipo.

Io, ovviamente, arrivai fin lì senza conoscere questo piccolo dettaglio: mi dissero che per quel giorno non c’erano più posti disponibili e che potevo provare a contattare delle agenzie private. Per fortuna, l’ultimo numero della lista, rispose alla telefonata e così prenotai l’escursione per il pomeriggio.

Nel frattempo per non stare con le mani in mano, pensai di fare un giretto nei dintorni di Vila Nova de Foz Côa, alla ricerca di qualche miradouro: mi allontanai di qualche kilometro dal centro per raggiungere la cappella di Nossa Senhora da Veiga. Ricordo perfettamente la quiete di quel posto, la cappella situata al centro di un terrazzo dal quale si poteva ammirare il Rio Douro che si snodava lungo la valle.

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Il tempo sembrò fermarsi in quella piccola oasi lontana da tutto, ma era arrivato il momento di raggiungere le guide per intraprendere l’escursione fino al sito archeologico di Penascosa. Saltai a bordo della jeep, dopo aver fatto la conoscenza di Ruiz e Carla, marito e moglie, che iniziarono a spiegare, lungo il tragitto, la storia di quella scoperta, per loro, e in generale per la cittadina di Vila Nova, una sorta di gallina dalle uova d’oro. Il paesaggio circostante era bellissimo: colline arse dalla calura e punteggiate di alberi, poi, come per magia, dopo una curva, vigneti a perdita d’occhio, intervallati solo da una striscia blu intenso.

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Impiegammo almeno venti minuti per arrivare al sito archeologico: una parete rocciosa che di primo acchito, non pare nulla di straordinario, eppure nasconde, è proprio il caso di dirlo, vere e proprie illustrazioni, sul cui significato si indaga ancora oggi.

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Ruiz e Carla spiegarono con dovizia di particolari le caratteristiche delle incisioni: furono molto professionali, fino a quando la serietà della visita fu interrotta da un argomento caldissimo, gli Europei di calcio, che il Portogallo aveva da poco vinto. Così da slanci di patriottismo, ad aneddoti sulle presunte preghiere dell’allenatore portoghese per assicurarsi protezione divina, a un caffè in amicizia, il passo fu breve.

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La giornata nella Valle del Douro, però, doveva ancora mostrarmi il suo lato più affascinante, quello che è rimasto più impresso nella mia mente: c’era un punto preciso che desideravo raggiungere, e per arrivarci bisognava percorrere una delle strade più panoramiche del Portogallo, la N222, che è una sorta di terrazza mobile sulle colline terrazzate dell’Alto Douro.

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La mia giornata non prevista nella Valle del Douro si concluse a San Salvador do Mundo: segnate questo nome se state programmando un viaggio in Portogallo, perché credo che sia uno dei luoghi più incantevoli che questo meraviglioso Paese possa regalarvi.

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Affacciandomi da quel belvedere, pensai una cosa in particolare, che scrissi sul mio diario di viaggio, e in maniera più sintetica sulla pagina Facebook dedicata a Diritto alla meta: voglio trascriverla anche qui, perché rappresenta esattamente l’essenza di quella giornata, e non credo che potrei trovare parole migliori di quelle sgorgate spontaneamente alla vista di quel panorama.

“Se dovessi fare un augurio a me stessa sarebbe questo: vivere ogni giorno con l’entusiasmo dei giorni della scoperta. Quei giorni in cui arrivi in cima a un belvedere nascosto, non sai cosa aspettarti, ti affacci e… gli occhi si riempiono di meraviglia”.

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CONSIGLI DI VIAGGIO

  • Se volete visitare la zona archeologica vicina a Vila Nova de Foz Côa, consultate il sito, con largo anticipo per prenotare la vostra visita. Se non ci fosse disponibilità gli addetti vi daranno un elenco di agenzie private, che organizzano l’escursione, però ad un prezzo più alto.
  • Vila Nova de Foz Côa è situata nella cosiddetta “terra quente” (terra calda), e fa veramente molto, molto, molto caldo: quando vi consigliano di portare acqua e cappello, prendete il consiglio sul serio perchè la visita alla zona archeologica è lunga e non ci sono zone d’ombra.
  • Io vi consiglio di visitare la Valle del Douro in autonomia, in macchina. Se non potete farlo, da Porto partono delle escursioni giornaliere, anche in barca e in treno (quest’ultima in particolare, è un’ottima alternativa). Date un’occhiata alle proposte delle agenzie sparse un po’ ovunque in centro.
  • Per questioni di tempo non sono riuscita a visitare una quinta, una residenza di campagna circodata da vigneti, dove è possibile fare degustazioni di vino. Ce ne sono moltissime, anche solo percorrendo le N222, avrete l’imbarazzo della scelta.

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