5 cose da fare in un giorno nell’isola di Capri (oltre i soliti cliché)

L’aliscafo rallenta, eccola Capri, iconica, frivola, sofisticata; mostra sin da subito al visitatore il suo lato più sfavillante, quello che la rende inconfondibile: il mix di colori brillanti e intensi del porto di Marina Grande. Era proprio questa l’immagine che conservavo di Capri, immortalata nella mia mente come in una cartolina, ricordo di un viaggio di qualche anno fa. Insomma, ricordavo la Capri leziosa, quella che rapisce per il suo peculiare connubio di dolce vita declinata in salsa partenopea, che la rende allo stesso tempo mondana, vivace e accogliente. Qualche giorno fa, però, tornando a Capri, in occasione di una gita improvvisata, ho scoperto dei lati di quest’isola fuori dal tempo, che non conoscevo, e neanche immaginavo: paesaggi mozzafiato, luoghi appartati, e una bellezza travolgente e autentica. Il post di oggi è dedicato alla mia ri-scoperta di Capri: vi racconto cinque cose da fare in un giorno per scoprirne l’essenza, al di là della sua irresistibile facciata di isola patinata.

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1) Passeggiare per Anacapri e scoprirne i tesori

Non appena arrivata al porto di Marina Grande, mi sono messa in fila per prendere il bus che porta fino ad Anacapri, l’altro comune dell’isola, quello meno noto. Per arrivarci si percorre una strada che è un susseguirsi di tornanti a gomito: quando l’autista del pulmino, dopo una ventina di minuti, urla <<Anacapriiii!>>, è il momento di scendere, non si può sbagliare. Anacapri è un borgo delizioso: appena scesa dal bus, mi sono subito immersa nel dedalo di viuzze piene di bouganville e gelsomino, sulle quali si aprono i negozi che mettono in bella mostra i sandali colorati, le borse di paglia, i kaftani bianchi e i souvenir.

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Nonostante sia un paesino così piccolo che bastano dieci minuti per attraversalo tutto, Anacapri cela delle vere e proprie chicche, che mi hanno lasciata a bocca aperta. Passeggiando per le sue stradine, non si può non notare la Casa Rossa, che spicca tra gli edifici bianchi e bassi per il suo colore e per la peculiare commistione di stili architettonici; e poi la Chiesa di Santa Sofia, con la sua piazzetta circondata di panchine maiolicate dai colori brillanti.

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Il vero tesoro nascosto, però, è la Chiesa di San Michele: da fuori pare una chiesetta di paese come tante, ma arrampicandosi per la piccola scala a chiocciola, proprio al di là del portone di ingresso, si può scoprire, in un solo colpo d’occhio, la sua peculiarità: il pavimento maiolicato che rappresenta Adamo ed Eva nel paradiso terrestre.

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2) Camminare fino al Faro di Punta Carena

Ho scoperto di avere una passione per i fari durante il mio viaggio in Portogallo, e da quel momento, se scopro che ce n’è uno nei paraggi non posso fare a meno di farci un salto. Non sapevo che a Capri ci fosse un faro, né, tantomeno, che fosse tra i più importanti d’Italia. Confesso che mi è piaciuto molto scoprire quest’angolo un po’ appartato e selvaggio dell’isola: ho camminato per qualche kilometro, senza dover sgomitare tra la folla, perchè, vi assicuro, di turisti ce ne sono davvero pochi da quelle parti. Ecco, questo è uno di quei casi in cui il tragitto (specie se percorso in buona compagnia, come è successo a me) è bello quasi come la meta.

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3) Ammirare l’orizzonte da Villa San Michele

Nell’elenco di personaggi più o meno illustri che sono rimasti stregati dal fascino di Capri figura anche un certo Axel Munthe, un medico e scrittore svedese, che si innamorò perdutamente dell’isola, tanto da acquistare e restaurare l’ex convento di San Michele per trasformarlo nella sua casa. Se devo essere sincera, definire “villa” questo angolo di paradiso, che sorge poco distante dal centro di Anacapri, è veramente molto riduttivo: bisogna dar merito a questo signore svedese “dal multiforme ingegno” per aver dato vita ad un luogo che è affascinante come un tempio greco, accogliente come una casa di campagna e rigoglioso come un prato nel pieno della fioritura. La vista è sublime e spazia dal Golfo di Napoli, sovrastato dal Vesuvio, alla penisola Sorrentina: io mi sono persa in quell’orizzonte dai contorni via via più indefiniti.

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4) Salire sulla seggiovia del Monte Solaro

Uno dei momenti più divertenti della mia giornata a Capri è stato il viaggio a bordo della seggiovia che da Anacapri conduce in cima al Monte Solaro: i sedili sono singoli e quindi per una decina di minuti si rimane da soli, coi piedi a penzoloni, sospesi tra cielo e terra. Anche se siete dei fifoni, come la sottoscritta, non potrete fare a meno di girarvi in continuazione per ammirare la vista che, man mano che si sale, diventa sempre più spettacolare.

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Arrivata in cima al Monte Solaro, mi sono affacciata dal belvedere che lo sovrasta: non ricordo quante volte ho ripetuto, in ordine sparso, le parole “wow”, “incredibile”, “stupendo” e sinonimi vari. Il panorama da lassù si espande a perdita d’occhio e credo sia davvero inutile tentare di catturarne la bellezza, anche con le fotocamere più sofisticate: ammetto di aver scattato decine di fotografie, simili le une alle altre, ma confesso, anche, di essermi ritagliata un attimo per fermare l’immagine più preziosa, quella immagazzinata nella mia mente, quella che coinvolge tutti i sensi e che, nella mia memoria, è la nuova “cartolina da Capri“.

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5) Mangiare la torta caprese

Pensavate davvero che questo breve elenco non comprendesse anche una sosta golosa? Non potevo salutare Capri senza aver assaggiato la mitica torta caprese: la classica, al cioccolato, e per non farmi mancare nulla, anche la variante, più delicata, al limone. Non ho deciso quale delle due versioni mi piaccia di più, e credo che questo sia un valido motivo per tornare, prima o poi, in quest’isoletta immersa nel blu.

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