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5 cose da fare in un giorno nell’isola di Capri (oltre i soliti cliché)

L’aliscafo rallenta, eccola Capri, iconica, frivola, sofisticata; mostra sin da subito al visitatore il suo lato più sfavillante, quello che la rende inconfondibile: il mix di colori brillanti e intensi del porto di Marina Grande. Era proprio questa l’immagine che conservavo di Capri, immortalata nella mia mente come in una cartolina, ricordo di un viaggio di qualche anno fa. Insomma, ricordavo la Capri leziosa, quella che rapisce per il suo peculiare connubio di dolce vita declinata in salsa partenopea, che la rende allo stesso tempo mondana, vivace e accogliente. Qualche giorno fa, però, tornando a Capri, in occasione di una gita improvvisata, ho scoperto dei lati di quest’isola fuori dal tempo, che non conoscevo, e neanche immaginavo: paesaggi mozzafiato, luoghi appartati, e una bellezza travolgente e autentica. Il post di oggi è dedicato alla mia ri-scoperta di Capri: vi racconto cinque cose da fare in un giorno per scoprirne l’essenza, al di là della sua irresistibile facciata di isola patinata.

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7 posti da vedere nelle Marche: lo stupore suscitato da un “viaggio dietro l’angolo”

Nel mio personale vocabolario la parola viaggiare ha un significato molto ampio e comprende decine di concetti; tra le tante accezioni, quella che forse prediligo, è viaggiare nel senso di scoprire luoghi inesplorati, sconosciuti o sottovalutati, ancorché geograficamente vicini: mi entusiasma l’idea di visitare un posto che non figura nella mia lista di “luoghi da vedere prima di morire”, arrivare lì con la mente completamente libera da aspettative e preconcetti e poi lasciarmi stupire. Ecco, con le Marche è accaduto proprio così: l’idea di visitare questa regione del centro Italia non aveva mai sfiorato la mia mente fino a qualche giorno fa, quando, al momento di decidere dove trascorrere il ponte lungo del 25 aprile, ho scartato le favorite Umbria e Toscana per partire in macchina, senza un itinerario preciso, alla volta delle Marche. Ebbene sì, se dovessi descrivere con una sola parola i miei quattro, bellissimi, intensi giorni trascorsi in questa regione, sceglierei la parola “stupore”. Sono rimasta stupita dalla natura incontaminata e selvaggia della costa e dell’entroterra, dal fascino dei borghi arroccati sulle colline verdissime, dall’ospitalità diretta e genuina dei marchigiani. Ma, sinceramente, ciò che mi stupisce ancora di più è quanto poco le Marche siano note come destinazione turistica. Quindi, ho pensato che il modo migliore per sdebitarmi idealmente con questa terra, le cui potenzialità ho ignorato fino a pochi giorni fa, è descriverne in maniera sintetica, e sperabilmente efficace, le bellezze. Vi racconto quindi, in sette punti punti, quali luoghi hanno suscitato il mio stupore durante quello che ho ribattezzato un “viaggio di scoperta dietro l’angolo”.

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“Lessico famigliare”: la ricetta dei biscotti e quella della felicità

La mia agenda è ordinata secondo un criterio preciso; segno i miei impegni e appuntamenti con colori diversi: con il pennarello nero gli adempimenti legati al lavoro e allo studio, con il pennarello blu le idee relative al blog e, infine, con il pennarello rosso tutto ciò che ha a che vedere con la sfera personale. Nell’ultimo periodo la mia agenda è stata invasa da chiazze di inchiostro nero, e per questo motivo il blog è stato silente. Ci sono dei periodi, che coincidono in genere con quelli in cui sono più oberata di lavoro, in cui ho bisogno, negli spazi riservati al tempo libero, di dedicare del tempo di qualità alle persone a cui voglio bene: è una questione di priorità ed equilibrio.                                                                                                                                            Per questo motivo, non avevo programmato un post sul weekend che ho trascorso in Sicilia, a casa dei miei genitori: sono stati giorni spensierati, intensi e semplici, di quella semplicità che profuma di zagara e dei miei biscotti preferiti, quelli che preparano la mamma e la zia, quando torno nel periodo pasquale. Insomma, gli aneddoti legati allo scorso weekend non sono di certo “materiale” per scrivere un articolo: sono puro “lessico famigliare“, preziosi per chi li ha vissuti in prima persona, ma difficilmente intellegibili dagli altri. Eppure riguardando le fotografie che ho scattato, ho pensato che c’era una storia che vale la pena di essere raccontata, perchè in fondo, ha a che fare con un viaggio: con il mio viaggio in Sicilia, con questi mesi in cui non ho scritto post sul blog e, soprattutto coi miei viaggi futuri.

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Sul cucuzzolo della montagna: un weekend sulla neve in Valle D’Aosta

La maggior parte della mia vita è stata “vista mare”: sono cresciuta in una casa dal cui terrazzo si poteva ascoltare il suono provocato dall’infrangersi delle onde sulle rocce, eppure, se chiudo gli occhi e penso ad una visione paradisiaca, immagino vette innevate a perdita d’occhio, nascoste tra le nuvole, vaporose come la panna montata. Della montagna amo gli scenari che regala, tanto quanto i ritmi che “impone”: le giornate che iniziano presto, così da poterle vivere tutte d’un fiato, fino a sera, quando si crolla, davanti ad un caminetto scoppiettante, sopraffatti dalla stanchezza, quella tipica da montagna. Questo racconto di viaggio è ambientato tra le vette innevate della Valle D’Aosta, e precisamente a Courmayeur: una località arcinota, è vero, dove però ho vissuto un meraviglioso fine settimana fatto di esperienze del tutto inedite e lontane dall’aura di mondanità che in genere si associa a questi luoghi.

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La meraviglia all’improvviso: il Trenino Rosso del Bernina tappa per tappa

Ho un debole per i viaggi in treno, per le stazioni e per i binari: mi affascina l’idea di vedere paessaggi e scenari, incorniciati dal finestrino, che scorrono veloci, come fossero fotogrammi. Per questo motivo, già da qualche anno balenava nella mia testa l’idea di percorrere la linea del Bernina a bordo del celebre Trenino Rosso che collega Tirano a St. Moritz. Avevo sentito parlare e visto qualche fotografia di questo itinerario, a cavallo tra Italia e Svizzera, ma devo riconoscere che l’idea che mi ero fatta era davvero rudimentale se paragonata alla realtà che si è manifestata davanti ai miei occhi: una tenace gara tra maestosità della natura e spirito pionieristico dell’uomo, che si trasforma in una sinergia sublime in cui “il paesaggio segna l’uomo e l’uomo segna il paesaggio“. dsc_0075

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Un weekend nelle Langhe: la mia “fuga fuori porta”

Se mi chiedessero quale sia la mia più grande paura, risponderei senza alcuna esitazione: ho paura che il tempo possa sfuggirmi tra le dita, che le settimane passino tutte uguali senza che io mi meravigli per qualcosa, che i miei giorni siano completamente fagocitati da impegni, incombenze e responsabilità.

Vivi con pienezza e non procrastinare, è un mantra che mi ripeto spesso, quando mi rendo conto che la frenesia della quotidianità sta prendendo il sopravvento.

In altre parole, sabato mattina potevo scegliere se rimanere inchiodata alla scrivania o perdermi tra i vigneti e i castelli delle Langhe piemontesi: forse non ho fatto la scelta più saggia, ma ripensando a questo fine settimana, a quante volte ho sorriso ed esclamato “wow!”, penso di aver fatto bene a cercare un pezzettino di felicità tra le onde rossastre delle colline del Barolo.

In quest post vi racconto il mio itinerario di due giorni nell’Alta Langa: il ritmo del weekend è stato volutamente lento e credo non si possa fare altrimenti per godere pienamente della pacata magia di questi luoghi.

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Savoca: il borgo siciliano oltre il mito cinematografico

Mentre percorrevo la strada tortuosa che da Santa Teresa di Riva conduce a Savoca mi sono chiesta cosa abbiano pensato Francis Ford Coppola e la sua troupe quando all’inizio degli anni ’70 si avventurarono su questo stesso tragitto che, curva dopo curva, conduce in cima al borgo celebre per aver ospitato il set de “Il Padrino“.

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