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5 cose da fare in un weekend d’autunno in Alto Adige

Stavo passeggiando per la strada principale di Vipiteno, quella che conduce alla Torre Civica, simbolo della cittadina alpina per eccellenza; sono entrata in un piccolo negozio per acquistare una calamita, il bottino che porto a casa da ogni viaggio, e dopo aver dato una veloce occhiata a gnomi, riproduzioni di campanacci e cartoline, ho fatto quattro chiacchiere con il negoziante. Tra una considerazione e l’altra sulla bellezza dell’Alto Adige, quel signore dai modi cordiali, ha usato una particolare espressione per definire l’autunno: ha detto, lo ricordo bene, “è il suono dei colori”. Ecco, se dovessi descrivere in poche parole il mio fine settimana in Alto Adige, userei quell’espressione, un po’ contorta, ma tanto evocativa. Bisogna essere attenti per scrutare il suono dei colori autunnali perché quella magia di gialli, rossi, arancioni e marroni è tanto incantevole, quanto fugace: una settimana prima le foglie sono verdissime e quella dopo sono già per terra, secche. Io ho avuto la fortuna di trovarmi nel bel mezzo di quella transizione, in un weekend speciale, quello del mio ventisettesimo compleanno, con la persona che amo: per tre giorni, mi sono fatta avvolgere dai colori caldi dell’autunno, dai raggi del sole che illuminano i laghetti alpini, dal profumo della crema alla vaniglia che accompagna lo strudel. Sono stati giorni lenti, dedicati alla contemplazione della bellezza e voglio raccontarli sintetizzando in 5 punti cosa fare in Alto Adige in un weekend d’autunno.

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Viaggio al centro della terra: trekking sui crateri sommitali dell’Etna

Quando rientro da un lungo viaggio sento sempre l’esigenza di tornare nel luogo in cui sono nata, lì dove ci sono i miei affetti più cari e le mie radici: non so per quale motivo, ma dopo essere stata a lungo lontano dalla Sicilia, quando vi faccio ritorno, guardo con occhi nuovi quei posti che conosco quasi a memoria e che hanno fatto da sfondo a gran parte della mia vita. Prendete l’Etna ad esempio, l’avrò visto migliaia di volte: quando sbuffava e riempiva il cielo di nuvoloni neri, quando dava spettacolo con le eruzioni che dalla finestra della mansarda parevano vicinissime, e anche quando era placido e silenzioso. Sì, l’ho visto migliaia di volte, ma pur avendo vissuto per ventitré anni alle pendici del vulcano, non avevo mai raggiunto la zona sommitale e, a dire il vero, non avevo proprio idea di come fosse fatta; fino a qualche giorno fa, quando ho riallacciato le scarpe da trekking con le quali mi sono arrampicata sulle montagne peruviane, e ho deciso di scalare quella che noi siciliani chiamiamo “a muntagna”: un posto che per me era allo stesso tempo familiare e sconosciuto.
Oggi, quindi, vi racconto un viaggio speciale, un viaggio ambientato a pochi kilometri da dove sono nata ma che mi ha stupita come, o forse più, di un’avventura dall’altra parte del mondo: allacciate le scarpe da trekking, vi porto in cima al vulcano attivo più alto d’Europa!

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5 cose da fare in un giorno nell’isola di Capri (oltre i soliti cliché)

L’aliscafo rallenta, eccola Capri, iconica, frivola, sofisticata; mostra sin da subito al visitatore il suo lato più sfavillante, quello che la rende inconfondibile: il mix di colori brillanti e intensi del porto di Marina Grande. Era proprio questa l’immagine che conservavo di Capri, immortalata nella mia mente come in una cartolina, ricordo di un viaggio di qualche anno fa. Insomma, ricordavo la Capri leziosa, quella che rapisce per il suo peculiare connubio di dolce vita declinata in salsa partenopea, che la rende allo stesso tempo mondana, vivace e accogliente. Qualche giorno fa, però, tornando a Capri, in occasione di una gita improvvisata, ho scoperto dei lati di quest’isola fuori dal tempo, che non conoscevo, e neanche immaginavo: paesaggi mozzafiato, luoghi appartati, e una bellezza travolgente e autentica. Il post di oggi è dedicato alla mia ri-scoperta di Capri: vi racconto cinque cose da fare in un giorno per scoprirne l’essenza, al di là della sua irresistibile facciata di isola patinata.

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7 posti da vedere nelle Marche: lo stupore suscitato da un “viaggio dietro l’angolo”

Nel mio personale vocabolario la parola viaggiare ha un significato molto ampio e comprende decine di concetti; tra le tante accezioni, quella che forse prediligo, è viaggiare nel senso di scoprire luoghi inesplorati, sconosciuti o sottovalutati, ancorché geograficamente vicini: mi entusiasma l’idea di visitare un posto che non figura nella mia lista di “luoghi da vedere prima di morire”, arrivare lì con la mente completamente libera da aspettative e preconcetti e poi lasciarmi stupire. Ecco, con le Marche è accaduto proprio così: l’idea di visitare questa regione del centro Italia non aveva mai sfiorato la mia mente fino a qualche giorno fa, quando, al momento di decidere dove trascorrere il ponte lungo del 25 aprile, ho scartato le favorite Umbria e Toscana per partire in macchina, senza un itinerario preciso, alla volta delle Marche. Ebbene sì, se dovessi descrivere con una sola parola i miei quattro, bellissimi, intensi giorni trascorsi in questa regione, sceglierei la parola “stupore”. Sono rimasta stupita dalla natura incontaminata e selvaggia della costa e dell’entroterra, dal fascino dei borghi arroccati sulle colline verdissime, dall’ospitalità diretta e genuina dei marchigiani. Ma, sinceramente, ciò che mi stupisce ancora di più è quanto poco le Marche siano note come destinazione turistica. Quindi, ho pensato che il modo migliore per sdebitarmi idealmente con questa terra, le cui potenzialità ho ignorato fino a pochi giorni fa, è descriverne in maniera sintetica, e sperabilmente efficace, le bellezze. Vi racconto quindi, in sette punti punti, quali luoghi hanno suscitato il mio stupore durante quello che ho ribattezzato un “viaggio di scoperta dietro l’angolo”.

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“Lessico famigliare”: la ricetta dei biscotti e quella della felicità

La mia agenda è ordinata secondo un criterio preciso; segno i miei impegni e appuntamenti con colori diversi: con il pennarello nero gli adempimenti legati al lavoro e allo studio, con il pennarello blu le idee relative al blog e, infine, con il pennarello rosso tutto ciò che ha a che vedere con la sfera personale. Nell’ultimo periodo la mia agenda è stata invasa da chiazze di inchiostro nero, e per questo motivo il blog è stato silente. Ci sono dei periodi, che coincidono in genere con quelli in cui sono più oberata di lavoro, in cui ho bisogno, negli spazi riservati al tempo libero, di dedicare del tempo di qualità alle persone a cui voglio bene: è una questione di priorità ed equilibrio.                                                                                                                                            Per questo motivo, non avevo programmato un post sul weekend che ho trascorso in Sicilia, a casa dei miei genitori: sono stati giorni spensierati, intensi e semplici, di quella semplicità che profuma di zagara e dei miei biscotti preferiti, quelli che preparano la mamma e la zia, quando torno nel periodo pasquale. Insomma, gli aneddoti legati allo scorso weekend non sono di certo “materiale” per scrivere un articolo: sono puro “lessico famigliare“, preziosi per chi li ha vissuti in prima persona, ma difficilmente intellegibili dagli altri. Eppure riguardando le fotografie che ho scattato, ho pensato che c’era una storia che vale la pena di essere raccontata, perchè in fondo, ha a che fare con un viaggio: con il mio viaggio in Sicilia, con questi mesi in cui non ho scritto post sul blog e, soprattutto coi miei viaggi futuri.

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Sul cucuzzolo della montagna: un weekend sulla neve in Valle D’Aosta

La maggior parte della mia vita è stata “vista mare”: sono cresciuta in una casa dal cui terrazzo si poteva ascoltare il suono provocato dall’infrangersi delle onde sulle rocce, eppure, se chiudo gli occhi e penso ad una visione paradisiaca, immagino vette innevate a perdita d’occhio, nascoste tra le nuvole, vaporose come la panna montata. Della montagna amo gli scenari che regala, tanto quanto i ritmi che “impone”: le giornate che iniziano presto, così da poterle vivere tutte d’un fiato, fino a sera, quando si crolla, davanti ad un caminetto scoppiettante, sopraffatti dalla stanchezza, quella tipica da montagna. Questo racconto di viaggio è ambientato tra le vette innevate della Valle D’Aosta, e precisamente a Courmayeur: una località arcinota, è vero, dove però ho vissuto un meraviglioso fine settimana fatto di esperienze del tutto inedite e lontane dall’aura di mondanità che in genere si associa a questi luoghi.

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La meraviglia all’improvviso: il Trenino Rosso del Bernina tappa per tappa

Ho un debole per i viaggi in treno, per le stazioni e per i binari: mi affascina l’idea di vedere paessaggi e scenari, incorniciati dal finestrino, che scorrono veloci, come fossero fotogrammi. Per questo motivo, già da qualche anno balenava nella mia testa l’idea di percorrere la linea del Bernina a bordo del celebre Trenino Rosso che collega Tirano a St. Moritz. Avevo sentito parlare e visto qualche fotografia di questo itinerario, a cavallo tra Italia e Svizzera, ma devo riconoscere che l’idea che mi ero fatta era davvero rudimentale se paragonata alla realtà che si è manifestata davanti ai miei occhi: una tenace gara tra maestosità della natura e spirito pionieristico dell’uomo, che si trasforma in una sinergia sublime in cui “il paesaggio segna l’uomo e l’uomo segna il paesaggio“. dsc_0075

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