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7 posti da vedere nelle Marche: lo stupore suscitato da un “viaggio dietro l’angolo”

Nel mio personale vocabolario la parola viaggiare ha un significato molto ampio e comprende decine di concetti; tra le tante accezioni, quella che forse prediligo, è viaggiare nel senso di scoprire luoghi inesplorati, sconosciuti o sottovalutati, ancorché geograficamente vicini: mi entusiasma l’idea di visitare un posto che non figura nella mia lista di “luoghi da vedere prima di morire”, arrivare lì con la mente completamente libera da aspettative e preconcetti e poi lasciarmi stupire. Ecco, con le Marche è accaduto proprio così: l’idea di visitare questa regione del centro Italia non aveva mai sfiorato la mia mente fino a qualche giorno fa, quando, al momento di decidere dove trascorrere il ponte lungo del 25 aprile, ho scartato le favorite Umbria e Toscana per partire in macchina, senza un itinerario preciso, alla volta delle Marche. Ebbene sì, se dovessi descrivere con una sola parola i miei quattro, bellissimi, intensi giorni trascorsi in questa regione, sceglierei la parola “stupore”. Sono rimasta stupita dalla natura incontaminata e selvaggia della costa e dell’entroterra, dal fascino dei borghi arroccati sulle colline verdissime, dall’ospitalità diretta e genuina dei marchigiani. Ma, sinceramente, ciò che mi stupisce ancora di più è quanto poco le Marche siano note come destinazione turistica. Quindi, ho pensato che il modo migliore per sdebitarmi idealmente con questa terra, le cui potenzialità ho ignorato fino a pochi giorni fa, è descriverne in maniera sintetica, e sperabilmente efficace, le bellezze. Vi racconto quindi, in sette punti punti, quali luoghi hanno suscitato il mio stupore durante quello che ho ribattezzato un “viaggio di scoperta dietro l’angolo”.

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“Lessico famigliare”: la ricetta dei biscotti e quella della felicità

La mia agenda è ordinata secondo un criterio preciso; segno i miei impegni e appuntamenti con colori diversi: con il pennarello nero gli adempimenti legati al lavoro e allo studio, con il pennarello blu le idee relative al blog e, infine, con il pennarello rosso tutto ciò che ha a che vedere con la sfera personale. Nell’ultimo periodo la mia agenda è stata invasa da chiazze di inchiostro nero, e per questo motivo il blog è stato silente. Ci sono dei periodi, che coincidono in genere con quelli in cui sono più oberata di lavoro, in cui ho bisogno, negli spazi riservati al tempo libero, di dedicare del tempo di qualità alle persone a cui voglio bene: è una questione di priorità ed equilibrio.                                                                                                                                            Per questo motivo, non avevo programmato un post sul weekend che ho trascorso in Sicilia, a casa dei miei genitori: sono stati giorni spensierati, intensi e semplici, di quella semplicità che profuma di zagara e dei miei biscotti preferiti, quelli che preparano la mamma e la zia, quando torno nel periodo pasquale. Insomma, gli aneddoti legati allo scorso weekend non sono di certo “materiale” per scrivere un articolo: sono puro “lessico famigliare“, preziosi per chi li ha vissuti in prima persona, ma difficilmente intellegibili dagli altri. Eppure riguardando le fotografie che ho scattato, ho pensato che c’era una storia che vale la pena di essere raccontata, perchè in fondo, ha a che fare con un viaggio: con il mio viaggio in Sicilia, con questi mesi in cui non ho scritto post sul blog e, soprattutto coi miei viaggi futuri.

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Sul cucuzzolo della montagna: un weekend sulla neve in Valle D’Aosta

La maggior parte della mia vita è stata “vista mare”: sono cresciuta in una casa dal cui terrazzo si poteva ascoltare il suono provocato dall’infrangersi delle onde sulle rocce, eppure, se chiudo gli occhi e penso ad una visione paradisiaca, immagino vette innevate a perdita d’occhio, nascoste tra le nuvole, vaporose come la panna montata. Della montagna amo gli scenari che regala, tanto quanto i ritmi che “impone”: le giornate che iniziano presto, così da poterle vivere tutte d’un fiato, fino a sera, quando si crolla, davanti ad un caminetto scoppiettante, sopraffatti dalla stanchezza, quella tipica da montagna. Questo racconto di viaggio è ambientato tra le vette innevate della Valle D’Aosta, e precisamente a Courmayeur: una località arcinota, è vero, dove però ho vissuto un meraviglioso fine settimana fatto di esperienze del tutto inedite e lontane dall’aura di mondanità che in genere si associa a questi luoghi.

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Lago di Bled, informazioni pratiche: itinerario, dove mangiare e dormire

Il primo post sul lago di Bled si è senz’altro aggiudicato il premio come articolo più prolisso della storia di Diritto alla meta; ma nonostante detenga questo record, è molto scarno dal punto di vista delle informazioni pratiche.  Quindi, ho pensato di dedicare questo post agli aspetti meno romantici ma più utili a chi desidera organizzare un weekend in Alta Carniola.

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Un weekend nel regno di ghiaccio: Lago di Bled e Alta Carniola

Si dice che i momenti più felici siano quelli in cui ci scolleghiamo dal mondo e perdiamo la cognizione del tempo: il weekend in Slovenia l’ho vissuto del tutto “offline“, tant’è che non ve n’è traccia su nessuno dei social network collegati al blog. I giorni trascorsi in Alta Carniola sono stati inspettati, onirici e surreali, complice l’atmosfera fiabesca del lago di Bled. Ho custodito gelosamente il ricordo di quel weekend, ma credo che sia un vero peccato non condividere la bellezza dei luoghi che ho visitato; per questo, ho pensato di condividere il mio itinerario, cercando, per quanto possibile, di “depurarlo” dalle sensazioni che hanno trasformato il mio viaggio in un sogno ad occhi aperti nel regno di ghiaccio.

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Stregata da Bangkok: i miei due giorni nella capitale dei contrasti

Alla fine della mia prima giornata a Bangkok, alla domanda <<allora, che ne pensi della città?>> non riuscivo a rispondere in altro modo se non <<è pazzesca!>>. Nessun aggettivo riusciva a condensare la mia prima impressione su una realtà così caleidoscopica come quella della capitale thailandese: nei cassetti della mia memoria non c’era nulla di anche solo minimamente paragonabile a Bangkok. Profumo di street food e odori nauseabondi, edifici dorati e baracche fatiscenti, spiritualità e speculazione, caos e ordine: Bangkok riesce ad essere contemporaneamene infernale e poi soave, appena giri l’angolo.

Ho trascorso il primo e l’ultimo giorno del mio viaggio in Asia a Bangkok, probabilmente troppo poco per riuscire a vivere pienamente una città così mutevole; per questo motivo l’obiettivo di questo post non è quello di delineare un itinerario completo della città, quanto piuttosto condividere cosa sono riuscita a vedere della capitale thailandese in così poco tempo.

Vi racconto quindi i miei due giorni a Bangkok, ovvero sia, il mio “battesimo del fuoco” in Asia.

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Diritto in Asia, per la prima volta: pensieri caotici pre-partenza

Alcune delle caratteristiche predominanti della mia personalità sono molto distanti dall’identikit della perfetta viaggiatrice: sono metodica, abitudinaria, alla costante ricerca dell’equilibrio e della stabilità. Viaggiare mi mette in discussione: mi costringe a fare un passo verso l’ignoto e a tuffarmi nel buio con gli occhi chiusi. Non importa quanti programmi io possa fare, quante pagine del mio diario io riesca a riempire studiando le guide, non riuscirò mai ad avere il pieno controllo della situazione, quando parto. Per questo viaggiare mi elettrizza, mi dà quasi le vertigini, perchè è una forma di auto-ribellione. 20161224_131640 Continua a leggere