Norvegia settentrionale: itinerario di tre settimane fino a Capo Nord

«Andiamo a Capo Nord in macchina?». Io e il mio compagno lo abbiamo detto quasi per scherzo, dopo l’ennesimo volo cancellato e piccoli e grandi progetti saltati. Abbiamo preparato i nostri zainoni la sera prima di partire, riempiendoli, quasi alla rinfusa, di abiti di un’altra stagione. Siamo partiti senza nessun programma, il 31 luglio 2021, con una tenda acquistata da Decathlon che pare si apra in due secondi (è vero, il problema è richiuderla il giorno dopo). Non ci abbiamo creduto davvero fino a quando non abbiamo superato il confine tra Finlandia e Norvegia: quella sera eravamo euforici, galvanizzati dall’approssimarsi della meta e dalle ore di luce infinite. Ci siamo fermati a dormire in un cottage immerso nel bosco e abbiamo festeggiato come se fosse Capodanno.
Capo Nord è stato la meta ma anche il principio: da lì abbiamo iniziato una lunghissima discesa, girovagando per il profondo nord della Norvegia. Il cielo infinito del Finnmark. I branchi di renne che attraversavano la strada. I puffin con il becco pieno di sardine. Gli alci che mi guardavano attraverso l’obiettivo della Nikon. Le orche che all’improvviso abbiamo visto sbucare dalle acque gelide dell’oceano. Persino gli scoiattoli rossi, che non vedevo da quando andavo in campeggio in Sila, da bambina. E poi le montagne dalle cime aguzze che si tuffavano nei fiordi. Le spiagge dorate viste dall’alto, alla fine di salite estenuanti. Il ghiacciaio perenne che lambiva un lago turchese. I tramonti che non tramontavano mai, se non per qualche ora.
Non è stato un viaggio, è stato IL viaggio: quello in cui il percorso è meraviglioso tanto quanto, o forse più, della meta.

Scriverò tanto di questo viaggio: inizio oggi con il condividere il nostro itinerario di tre settimane in Norvegia, ma prima di raccontarvi le tappe del viaggio, giorno per giorno, ci tengo a dare un’indicazione di massima a chi desideri intraprenderlo, prima o poi. Partite con qualcuno, compresi voi stessi, al quale siete legati da una profonda empatia: anche la playlist più lunga, dopo 9.000 kilometri, finisce (ed è un bene se vi capita una compagna di viaggio come me, che ama cantare in macchina ma è molto stonata); a quel punto è bellissimo avere accanto qualcuno con cui condividere, con la stessa spontaneità, l’euforia di un tramonto rosa, il silenzio che scaturisce dal sentirsi minuscoli davanti all’immensità della natura, le risate per quella nuvola nera, carica di pioggia, che si addensa proprio sopra la tenda, subito dopo averla montata.

In linea di massima, costruendo il nostro itinerario di tre settimane in Norvegia, abbiamo preferito concentrarci sulla zona settentrionale: a malincuore abbiamo quindi escluso il sud e la capitale Oslo. Considerato infatti che il viaggio in auto da e per l’Italia è di per sè molto lungo (almeno sei giorni pieni) abbiamo deciso di non trasformare il nostro itinerario in Norvegia in una maratona, ma di prenderci del tempo per contemplare le meraviglie della natura di questo angolo di mondo.
Nella grafica qui di seguito ho sintetizzato gli aspetti salienti del viaggio; potete inoltre consultare qui la mappa interattiva con tutte le tappe. Troverete, invece, in fondo il file in formato .pdf con l’itinerario completo che si può scaricare e stampare. Bene, adesso siamo pronti per ripercorrere virtualmente il nostro viaggio di tre settimane fino a Capo Nord (e ritorno).

1° giorno: Pré-Saint-Didier (AO) – Amburgo (Germania), 1.103 km

Oggi ci aspetta un lunghissimo viaggio: abbiamo deciso di puntare a Capo Nord senza fare soste “turistiche” lungo il percorso: vogliamo dedicare più giorni possibili alla scoperta della Norvegia settentrionale. La meta di questa estenuante giornata in macchina è Amburgo, nel nord della Germania: arriviamo molto tardi in hotel e ci godiamo il meritato riposo.

2° giorno: Amburgo – Gränna – Stoccolma, 977 km

Anche oggi si prospetta una lunga giornata in auto: superiamo il confine tra Germania e Danimarca e attraversiamo il ponte di Øresund che collega Copenaghen e Malmö. La nostra meta di oggi è Stoccolma ma facciamo una breve sosta pomeridiana a Gränna, un paesino svedese famoso per la produzione delle caramelle polkagris. Arriviamo in serata a Stoccolma: ammiriamo la capitale svedese dal belvedere di Skinnarviksberget, illuminata dalla luce magica del tramonto.

3° giorno: Stoccolma – Luleå, 902 km

Oggi il nostro obiettivoè di risalire tutta la Svezia fino a Luleå, porta della Lapponia svedese: facciamo una breve pausa pranzo a base di köttbullar, le tipiche polpette svedesi e poi, stimolati da un cielo che intorno alle 22.00 si tinge di mille sfumature di arancione, arriviamo fino alla meta che ci eravamo prefissati di raggiungere.

4° giorno: Luleå – Kautokeino – Karasjok (604 km)

Norvegia stiamo arrivando, finalmente! Partiamo di buon’ora da Luleå e la Svezia ci saluta nel migliore dei modi: prima di attraversare il confine con la Finlandia avvistiamo due renne, proprio sul ciglio della strada (e ne vedremo molte altre quel giorno). Arriviamo in Norvegia nel tardo pomeriggio: subito dopo aver superato i controlli al confine, scoppiamo di felicità, sentiamo che il nostro viaggio è davvero iniziato! La prima tappa norvegese è Kautokeino, celebre perché è qui che si concentra la più alta percentuale di sami norvegesi. Purtroppo, arriviamo quando il museo è già chiuso quindi ci limitiamo ad ammirare la chiesetta che domina la collina. Imbocchiamo poi la ss92 in direzione Karasjok: una strada meravigliosa che segue il percorso del canyon scavato da un fiume. Arriviamo in serata a Karasjok; dopo aver viaggiato in maniera indefessa per quattro giorni oggi ci meritiamo una serata speciale: prenotiamo un cottage immerso nel bosco, all’interno di un allevamento di cani husky e festeggiamo in questo luogo magico l’inizio della nostra avventura.

5° giorno: Karasjok – Kamøyvær – Skarsvåg (260 km)

Ormai la meta, Capo Nord, è vicinissima! Lasciamo, con la promessa di tornarci in inverno, l’accogliente cottage in cui abbiamo dormito e facciamo una breve visita a Karasjok: in questa cittadina si concentrano, infatti, la maggior parte delle istituzioni dei Sami, compreso il loro Parlamento. Purtroppo, a causa delle restrizioni dovute al Covid-19, non abbiamo potuto visitare gli interni quindi abbiamo solo sbirciato da fuori la meravigliosa biblioteca il cui soffitto è costellato di lucine. Finalmente impostiamo sul navigatore la nostra meta, l’isola di Magerøya, dove si trova il punto più settentrionale dell’Europa continentale. Percorriamo la E69 che ci conduce verso l’estremo nord: il paesaggio d’improvviso cambia, i boschi che hanno incorniciato il nostro viaggio negli ultimi due giorni, lasciano il posto a distese dalle mille sfumature di verdi e marroni, dalle quali spiccano, di tanto in tanto, fiori bianchi che sembrano di cotone: assecondano il vento e sembrano danzare. È proprio percorrendo quella strada che mi rendo conto di quanto il desiderio di giungere finalmente alla meta sia sovrastato dalla sensazione di libertà e meraviglia che mi trasmette ogni kilometro di viaggio.


Dopo una veloce sosta a Honningsvåg, il centro abitato più grande dell’isola di Magerøya, puntiamo verso il villaggio di pescatori di Kamøyvær e infine raggiungiamo Skarsvåg, il villaggio in cui si trova il campeggio in cui ci fermeremo per la notte. Soffia un vento gelido quindi escludiamo il pernottamento in tenda e optiamo per un piccolo cottage con bagni e cucina in comune (scelta molto conveniente che ripeteremo più volte nel corso del viaggio). Anche se Nordkapp dista ormai poco più di una decina di kilometri decidiamo di rimandare la conquista della nostra meta all’alba dell’indomani. Non ci facciamo impaurire dal freddo e decidiamo di percorrere un facile sentiero nei pressi di Skarsvåg che conduce ad un arco naturale (per raggiungerlo bisogna seguire le indicazioni per “Kirkeporten” partendo dalla chiesetta bianca del villaggio).

6° giorno: Skarsvåg – Nordkapp – Gjesvær – Alta (292 km)

La sveglia non fa in tempo a suonare: siamo emozionati e impazienti di vedere con i nostri occhi il luogo in cui ogni viaggiatore sogna di arrivare almeno una volta nella vita! Il meteo non è favorevole come avrebbe dovuto essere a detta delle previsioni del giorno prima, ma non importa: nonostante la nebbia e il vento gelido, Nordkapp è sempre una meta iconica.
Purtroppo le condizioni del tempo ci impediscono invece di raggiungere a piedi Knivskjelodden, il vero punto più a nord d’Europa.

Decidiamo quindi di prendere tempo, sperando in un repentino cambio del meteo, cosa non inusuale a queste latitudini: raggiungiamo quindi lo sperduto villaggio di Gjesvær, circa 40 km a ovest di Nordkapp. Qui prendiamo parte ad un’escursione di bird watching nella riserva di Gjesværstappan: avvistiamo i simpatici puffin, le maestose aquile di mare, persino qualche foca e decine di altre specie di uccelli.
Purtroppo, la nebbia non si è diradata quindi decidiamo di proseguire il nostro viaggio: raggiungere il vero punto più a nord d’Europa sarà un’ottima motivazione per tornare! Ci dirigiamo verso la città di Alta, dove trascorriamo una bellissima serata passeggiando per il piccolo centro e cenando in un “nordic tapas bar” (sarà una delle poche esperienze di pasti al ristorante, visti i prezzi proibitivi della Norvegia e gli orari di apertura dei locali – che anche in piena estate chiudono molto presto). Pernottiamo ad Alta in un meraviglioso bed&breakfast.

7° giorno: Alta – Tromsø (381 km)

Che meraviglioso risveglio stamattina: abbiamo fatto una deliziosa colazione con vista sul fiordo di Alta.
In tutta onestà, costruendo il nostro itinerario di tre settimane in Norvegia settentrionale, non avevamo programmato questa sosta ad Alta; trovandoci qui, però, ne approfittiamo per visitare la Nordlyskatedralen e il celebre Museo dove è possibile ammirare le incisioni rupestri, patrimonio dell’umanità. La visita al museo è davvero piacevolissima: si svolge principalmente all’aperto ed è accompagnata da un’ottima guida cartacea in italiano. D’altronde, come spesso accade, le deviazioni inaspettate sono le più piacevoli!

Dedichiamo un paio d’ore al museo, poi salutiamo Alta e imbocchiamo la E6 in direzione Tromsø: un susseguirsi di paesaggi mozzafiato ci spinge a fare soste fotografiche a ogni area di sosta che incontriamo lungo il tragitto!

Arriviamo a Tromsø nel tardo pomeriggio: dopo aver cenato nell’appartamento in cui ci fermeremo per la notte, raggiungiamo la funicolare Fjellheisen dalla cima della quale si gode di una magnifica vista sulla città (a caro prezzo, come tutto qui in Norvegia!). Concludiamo la nostra serata con brindisi nel più celebre pub di Tromsø, l’Ølhallen: annesso al birrificio più a nord d’Europa, offre più di 72 tipi di birre artigianali diverse.

8° giorno: Tromsø – Isola di Senja [Fjordbotn camping – Husøy – Tungeneset – Bergsbotn utsiktsplattform – Fjordbotn camping] (320 km)

Prima di lasciare Tromsø visitiamo quello che probabilmente è il simbolo di questa città: l’Ishavskatedralen, la Cattedrale dell’Artico.
Il viaggio verso Senja, la nostra prossima tappa, è purtroppo rallentato da un imprevisto: siamo costretti ad attendere più di tre ore perché l’unico ponte che consente di accedere all’isola è chiuso a causa di una manifestazione sportiva. Raggiungiamo quindi solo nel tardo pomeriggio l’isola di Senja, nota come “la Norvegia in miniatura” perché pare che riproduca tutte le peculiarità più incantevoli del Paese. Siamo molto curiosi di esplorare l’isola, quindi montiamo in quattro e quattr’otto la nostra tenda in campeggio e, approfittando delle ore di luce infinite, usciamo subito alla scoperta di Senja! Iniziamo da Husøy: un minuscolo villaggio che sorge a sua volta su un’isola (collegata da un ponte a Senja); molto suggestivo dall’alto ma altrettanto pittoresco a livello del mare, sarà perché lo abbiamo visto incorniciato da un bellissimo arcobaleno!

Proseguiamo la nostra esplorazione dell’isola e, percorrendo la strada 862 che si snoda proprio lungo la costa, iniziamo a familiarizzare con il profilo di Senja: le colline dolci dell’interno, lasciano il posto, a ridosso del mare, a montagne aguzze che si tuffano nei fiordi! Arriviamo in uno dei punti più panoramici dell’isola, il Tungeneset, quando il cielo si prepara per accogliere il tramonto del sole: dubito che le foto possano trasmettere la magia di quel momento e vi auguro di poterla provare sulla vostra pelle, prima o poi.
Concludiamo il primo giorno di esplorazione di Senja con un altro punto panoramico: la Bergsbotn utsiktsplattform. Siamo così assorti in questa meraviglia che quasi dimentichiamo di cenare: per fortuna avevamo fatto scorta di viveri durante la lunga sosta pomeridiana, quindi improvvisiamo una cena poco prima che il sole tramonti, fermandoci di nuovo al Tungeneset. Vi confesso che quel panino mi è sembrato cibo degli dei, davanti a quel tramonto!

9° giorno: Isola di Senja [Trekking Sukkertoppen, trekking Segla, Ersfjord] (146 km)

Quando apriamo la cerniera della nostra tenda, sentiamo i raggi del sole scaldarci il volto: c’è una bellissima giornata, anche se un po’ ventosa, l’ideale per fare i due trekking che abbiamo in programma. Dopo aver lascato il campeggio, puntiamo verso Hamn: poco prima di questo piccolo villaggio inizia infatti il sentiero che porta in cima al Sukkertoppen (letteralmente la montagna di zucchero!). Si tratta di un percorso di media difficoltà, con una salita finale abbastanza ripida ma il panorama sul Bergsfjord è davvero mozzafiato.
Nel pomeriggio invece, dopo aver fatto un po’ di pausa, percorriamo un altro sentiero, uno dei più famosi dell’isola, quello che porta sulla vetta del Segla.
Distrutti ma felici per aver fatto il pieno di bellezza, decidiamo di trascorrere la nostra ultima notte a Senja in un posto molto speciale, di cui ci eravamo innamorati il giorno prima: Ersfjordstranda, la lunga spiaggia dorata che si affaccia sull’Ersfjord. Montiamo la nostra tenda in spiaggia e ci godiamo un magnifico tramonto.

10° giorno: Ersfjord – Gryllefjord – Stave, isole Vesterålen (481 km)

Il nostro programma stamattina prevedeva lo spostamento in traghetto da Gryllefjord (isola di Senja) ad Andenes (isole Vesterålen): quando arriviamo al porto, tuttavia, con quasi 5 ore di anticipo, c’era già una lunghissima fila. Non essendo certi di poter prendere il traghetto, preferiamo optare per il giro (molto) più lungo in macchina: ci aspettano 7 ore di viaggio che non avevamo previsto! Arriviamo quindi nel tardo pomeriggio a Stave, nel campeggio che abbiamo prenotato: facciamo presto a dimenticare l’imprevisto della giornata, però, visto che le isole Vesterålen ci accolgono con un tramonto rosa, bello da togliere il fiato.

11° giorno: Stave – Bleik – Andenes (21 km)

Durante questa giornata alle isole Vesterålen mi sono sentita catapultata dentro un documentario del National Geographic: oggi abbiamo in programma ben due escursioni, entrambe in barca. Al mattino salpiamo alla volta da Bleik alla volta della Bleiksøya naturreservat: questa riserva ospita nei mesi estivi un’enorme colonia di pulcinelle di mare. Non vi nascondo che siamo stati un po’ indecisi sull’opportunità di prendere parte a questa escursione, avendo già fatto un’esperienza di bird watching nell’isola di Magerøya, ma la scelta di andare si è rivelata azzeccata: abbiamo visto le aquile di mare e migliaia di puffin da molto più vicino; inoltre, le guide che ci hanno accompagnato ci hanno raccontato molti aneddoti e curiosità su questi buffi volatili.

Nel pomeriggio ci spostiamo verso Andenes per la seconda escursione, quella che aspettavamo con più trepidazione: indossiamo delle tute impermeabili e partiamo alla volta del mare aperto, a bordo di un gommone (abbiamo preferito questa soluzione alle escursioni su imbarcazioni più grandi, per avere più chance di avvistare le balene da vicino). Che quella fosse un’uscita fortunata si capiva già dal fatto che il mare fosse piatto come un lago – condizione non molto frequente da queste parti! Dopo circa 30 minuti di navigazione con il vento in faccia avvistiamo in lontananza degli sbuffi: il cuore batte all’impazzata, ci avviciniamo ancora un po’, e dall’acqua, con una grazia indescrivibile emerge un’intera famiglia di orche!

Con gli occhi pieni di meraviglia torniamo sulla terra ferma, facciamo una passeggiata ad Andenes, per vedere da vicino il suo inconfondibile faro rosso e poi, immensamente soddisfatti per questa giornata di avvistamenti sensazionali, torniamo nell’ostello in cui ci fermeremo per la notte. Dopo cena abbiamo ancora un po’ di energie per fare due passi nella bella spiaggia di Bleik, una delle più lunghe della Norvegia.

12° giorno: Andenes – Nyksund – Myre, Oppmyre Camping (167 km)

Sapevamo che il meteo non sarebbe stato clemente oggi: nonostante le previsioni, dopo aver lasciato l’ostello, abbiamo sperato in un miglioramento per fare un trekking nei pressi di Bleik (in particolare, raggiungere la vetta del Måtind). Vedendo che le nuvole basse non si diradavano e la pioggerellina si infittiva, abbiamo deciso di spostarci verso la tappa successiva. La meta di oggi è un’area delle isole Vesterålen ancora meno frequentata dal turismo di massa: dopo l’arrivo in campeggio, aspettiamo che spiova per visitare Nyksund. Probabilmente non ne avrete mai sentito parlare, ma questo villaggio racconta una bella storia di rinascita: in questo luogo sperduto la popolazione negli anni ’60 era diminuita drasticamente. Gli abitanti emigravano, le saracinesche si abbassavano. L’ultimo ad andarsene fu Olav Larsen, il fabbro del villaggio. Poi, d’improvviso, su impulso di un sociologo tedesco, Nyksund divenne parte di un progetto di recupero; diventò meta di intellettuali, artisti e anche qualche ex residente vi fece ritorno. Oggi Nyksund non è più un villaggio fantasma e i colori degli edifici che si affacciano sul porto rallegrano anche i pomeriggi più cupi (come quello in cui ci siamo stati noi)! Dopo questa piacevole deviazione, facciamo ritorno in campeggio.

13° giorno: Oppmyre camping – Stø – Svolvær, Isole Lofoten (184 km)

Il motivo principale per cui abbiamo fatto questa deviazione in questo sperduto angolo delle Vesteralen è il “Dronningruta”, il cammino della regina: un percorso ad anello che collega i villaggi di Nyksund e Stø. Purtroppo, anche oggi il meteo non è dei migliori, ma stavolta decidiamo di abbracciare in pieno la filosofia norvegese secondo cui «non esistono brutte giornate ma solo capi d’abbigliamento inadatti». Così, armati delle nostre giacche impermeabili raggiungiamo il villaggio di Stø e iniziamo a incamminarci sul primo tratto del percorso: arriviamo poco oltre la bella spiaggia di Skipssand (e immaginiamo come possa esserlo ancor di più illuminata dal sole). Il sentiero è reso scivoloso dalla pioggia ma in questo tratto non è particolarmente impegnativo: inoltre, tutto intorno a noi è una distesa di cespugli di bacche e more artiche.

Un po’ inzuppati ma felici di aver percorso almeno un pezzettino del Dronningruta, torniamo in macchina e intravediamo un murale su un edificio nei pressi del posteggio: vi è raffigurata un’orca. Lo prendiamo come un segnale inequivocabile: le isole Vesterålen sono state molto generose con noi (abbiamo avvistato un’intera famiglia di orche!!!), quindi, non possiamo proprio lamentarci del meteo. È arrivato il momento di proseguire verso la prossima tappa: le tanto attese isole Lofoten (sperando che il sole faccia capolino, finalmente!).

Per la prima sera decidiamo di fermarci a Svolvær, la porta di ingresso delle Lofoten che però ha ben poco del fascino iconico di queste isole: prenotiamo un hotel molto minimal – ma ci aspettano degli alloggi meravigliosi per le prossime notti, quindi ci accontentiamo! – e usciamo a fare una passeggiata dopo cena. Andiamo a bere qualcosa al Magic Ice, primo locale in Norvegia interamente realizzato in ghiaccio: l’esperienza era caldamente consigliata dalla Lonely Planet ma io l’ho trovata un po’ troppo turistica, non ci tornerei.

14° giorno: Svolvær – Henningsvaer – Trekking Mannen – Hamnøy (141 km)

Oggi si prospetta una giornata intensa e molto promettente. Alle 10.00 abbiamo appuntamento per un’escursione in kayak a Henningsvaer: celebre per le sue acque verdi e le casette che si affacciano su un grande canale (e come sempre accade in questi casi scatta il titolo di “piccola Venezia”). L’escursione è davvero piacevole: Peter, la nostra guida ci racconta tanti aneddoti e storie sulle Lofoten e il tempo vola!

Dopo il giro in kayak ci dirigiamo verso la parte meridionale delle Lofoten. Abbiamo prenotato un rorbu in una delle zone più belle di tutto l’arcipelago: una deliziosa casetta rossa sarà la nostra base per le prossime due notti.

Le condizioni meteo sono in netto miglioramento quindi non ci lasciamo sfuggire l’occasione e nel pomeriggio decidiamo di fare un breve trekking per vedere dall’alto le spiagge di Haukland e Vik: il panorama dall’alto è davvero sensazionale, spazia dalle spiagge sottostanti fino al mare che si intravede al di là delle cime delle Lofoten. Torniamo giusto in tempo per vedere Hamnøy illuminata dalla luce fioca del tramonto: non avremmo potuto chiedere di meglio per questa prima giornata alle Lofoten!

15° giorno: Hamnøy – Trekking Ryten – Ramberg – Hamnøy (50 km)

Dalle ampie finestre della nostra casetta rossa oggi filtrano prepotenti i raggi del sole: la giornata è ideale per dedicarci a un dei trekking più panoramici delle Lofoten: il percorso che raggiunge la vetta del Monte Ryten da cui si gode di una vista meravigliosa sulla spiaggia di Kvalvika. La salita è lunga e abbastanza faticosa, un po’ difficoltosa in alcuni tratti particolarmente ripidi, ma la vista dall’alto ripaga di tutta la fatica. Impieghiamo circa 5 ore per salire, scendere e soprattutto goderci il panorama dall’alto!
Prima di tornare a casa per goderci il meritato riposo facciamo una deviazione per raggiungere la spiaggia di Ramberg: famosa per i suoi colori caraibici (non altrettanto si può dire delle temperature!).

16° giorno: Hamnøy – Nusfjord – Flakstad – Ytresand – Sakrisøya – Reine – Å i Lofoten (100 km)

Abbiamo dato priorità alle meraviglie della natura delle Lofoten ma arrivati al nostro ultimo giorno sull’arcipelago crediamo che sia il momento di scoprire le Lofoten iconiche, quelle dei rorbu rossi e delle cime aguzze che si specchiano nei fiordi. C’è una regola molto semplice da seguire per andare a caccia dei luoghi più fotogenici delle Lofoten: percorrere la meravigliosa strada E10 che le attraversa e… improvvisare quante più deviazioni possibili. Dedicherò un post approfondito a questo tema, per ora vi lascio solo l’indicazione dei posti che abbiamo visitato. Hamnøy: il posto in cui abbiamo soggiornato per le ultime due notti è anche uno degli scorci più celebri dell’arcipelago;se vi risultasse già familiare, probabilmente, è perché lo avete visto sulla copertina della Lonely Planet o di qualche puzzle. Nusfjord: la più bella sorpresa di questo tour, meno noto rispetto agli altri, questo villaggio è delizioso e il suo porticciolo raccolto è l’essenza della bellezza delle Lofoten. Flakstad: percorrendo la E10 vedrete in lontananza la sagoma di una graziosa chiesetta, è appunto la chiesa di Flakstad. Ytresand: abbiamo visto la spiaggia di Ytresand quando il cielo era coperto dalle nuvole e soffiava un forte vento ma l’abbiamo comunque trovata incantevole (da qui, inoltre, parte un percorso a piedi molto panoramico). Sakrisøya: la prima cosa che viene in mente pensando alle Lofoten sono i suoi celebri robuer rossi ma poco prima di Reine c’è un villaggio il cui colore predominante è il giallo. Merita assolutamente una sosta anche perché qui sorge un ristorante/gastronomia molto celebre. Reine: credo non servano presentazioni per la “perla delle Lofoten”, semplicemente meravigliosa da qualunque angolazione e in ogni stagione.

Concludiamo il nostro tour alla ricerca dei luoghi da cartolina delle isole Lofoten proprio là dove la strada finisce: ad Å i Lofoten, il villaggio con il nome più corto del mondo. Per la nostra ultima notte nell’arcipelago, ci concediamo un alloggio ancor più speciale: dormiamo in un delizioso rorbu vista mare, dove improvvisiamo una cenetta a lume di candela.

17° giorno: Å i Lofoten – Moskenes (traghetto) – Bodø – Reipå (120 km)

Stamattina ce la prendiamo con comodo: ci godiamo il risveglio nel nostro accogliente rorbu e facciamo una colazione coi fiocchi. Ad Å infatti, e precisamente alla Bakeriet på Å pare che sfornino i kanelsnurr (girelle alla cannella) più buoni di tutta la Norvegia. Diffido sempre delle classifiche quando sono in viaggio, quindi non so dirvi se questo primato sia vero, ma vi posso assicurare che quel kanelsnurr appena sfornato, dall’inebriante profumo di cannella era davvero delizioso.

È arrivato il momento di lasciare le isole Lofoten: salutandole dal traghetto che ci porterà a Bodø, partiamo con la promessa di ritornarci d’inverno.

La traversata per Bodø dura poco più di tre ore: arriviamo nel pomeriggio e decidiamo di fare due passi per sgranchirci le gambe. Bodø è in genere una tappa di passaggio: del suo centro storico, distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, non è rimasto nulla. Questa cittadina è però famosa per la sua street-art: c’è un apposito tour che si può percorrere autonomamente in un’oretta che porta alla scoperta dei murales della città.

Ci rimettiamo in macchina e iniziamo la nostra lunga discesa verso sud: imbocchiamo la strada costiera Kystriksveien, una delle strade più spettacolari del mondo. Oggi ne percorreremo solo un breve tratto: ci fermiamo infatti in un delizioso campeggio a Reipå. Prima di arrivare però facciamo finalmente un atteso avvistamento: si sono fatti aspettare ma ecco finalmente davanti a noi un numerosissimo branco di alci!

18° giorno: Reipå – Strada costiera Kystriksveien – Ghiacciaio Svartisen – Kilboghavn (110 km)

Quando mi sono svegliata, all’alba del nostro diciottesimo giorno di viaggio, con la testa già proiettata verso il rientro, ho pensato che la Norvegia ci avesse già mostrato il meglio nelle settimane precedenti. Non pensavo che potessi ancora stupirci e invece l’ha fatto, con un ultimo effetto speciale. Lasciamo il campeggio e riprendiamo la strada costiera Kystriksveien per un breve tratto fino a quando alla nostra sinistra si palesa la lingua di ghiaccio dello Svartisen. Il ghiacciaio è molto ben visibile dalla strada ma è possibile avvicinarsi: si può infatti posteggiare l’auto e prendere un battello che in 10 minuti porta all’inizio di un sentiero. Dal porticciolo inizia un sentiero, pianeggiante per diversi kilometri, che poi si trasforma in una salita tra le rocce, abbastanza impegnativa: la ricompensa per questa fatica è trovarsi proprio faccia a faccia con il ghiacciaio (e di godere dei panorami magnifici lungo il percorso!). A metà strada tra l’inizio della salita e il porticciolo c’è una sorta di rifugio che si chiama Brestua: qui noi abbiamo gustato degli ottimi waffle norvegesi con frutti di bosco, la loro specialità!

L’escursione al ghiaccio è stata abbastanza lunga (considerate circa 3 o 4 ore almeno se volete arrivare in cima) e quando rientriamo in macchina ci rendiamo conto che siamo ancora solo all’inizio della strada costiera. Per fortuna qui le giornate sono ancora infinite: proseguiamo il nostro viaggio prendendo prima il traghetto Forøy – Ågskardet e poi il traghetto Jektvik – Kilboghavn. Purtroppo, per percorrere la seconda tratta abbiamo atteso per quasi due ore al porto di Jektvik: il lato positivo è che ci siamo goduti il tramonto in navigazione. Piccola curiosità: proprio durante la navigazione da Jektvik a Kilboghavn si attraversa il Circolo Polare Artico; il comandante fa un annuncio e ci si avvicina alla costa, dove si trova un globo di colore argento!

Siamo molto stanchi quindi decidiamo di fermarci nei pressi di Kilboghavn: ci dirigiamo verso un campeggio e chiediamo se ci sono cottage disponibili. Purtroppo, vista l’ora tarda erano tutti occupati e quindi, nonostante la serata un po’ fredda, optiamo per la nostra fidata tenda: il gestore del campeggio ci dice che siamo molto fortunati, in realtà, perché è libera quella che lui ritiene essere la piazzola per tenda più bella della Norvegia. Vi confermo che aveva ragione: abbiamo dormito con una meravigliosa vista sul fiordo, cullati dal suono delle onde.

19° giorno: Kilboghavn – Trondheim – Smegarden Camping, Oppdal (695 km)

Oggi è il primo giorno del nostro viaggio di rientro: facciamo solo unna passeggiata a Trondheim nel pomeriggio. Purtroppo, c’è una bruttissima giornata di pioggia e vento quindi ci godiamo solo in parte questa vivace città, dalle casette colorate che, con condizioni meteo diverse, merita almeno una mezza giornata!

20° giorno: Smegarden Camping, Oppdal – Helsingborg, Svezia (900 km)

La tentazione di fare una deviazione verso Oslo è forte ma preferiamo rientrare a casa di sabato in modo tale da avere un giorno di decompressione prima del rientro al lavoro, lunedì! In questa deliziosa casetta che vedete nella foto in basso abbiamo trascorso la nostra ultima notte in Norvegia.

21° giorno: Helsingborg, Svezia – Hannover, Germania – Kassel, Germania (890 km)

Un altro lungo giorno di viaggio che inizia con una deliziosa colazione a Helsingborg e si conclude con una gustosa cena in un ristorante tipico tedesco.

22° giorno: Kassel, Germania – Pré-Saint-Didier, Valle d’Aosta (808 km)

Il nostro viaggio di tre settimane in Norvegia settentrionale finisce qui, dopo più di 9.000 km. Torniamo a casa accompagnati da un senso di soddisfazione e arricchimento che non provavamo da un po’: questo viaggio ci ha fatto finalmente riassaporare la meraviglia della scoperta, la sensazione di sentirsi lontani da tutto e di immergersi in un’altra realtà per farsi travolgere da ogni sua sfaccettatura.

Se anche voi state progettando un viaggio in Norvegia settentrionale o state pensando di raggiungere la meta per eccellenza, Capo Nord, potete dare un’occhiata all’itinerario in formato .pdf – scaricabile e stampabile – che trovate qui di seguito. Oltre all’indicazione delle singole tappe, giorno per giorno, ho inserito alcune informazioni utili per preparare il viaggio. Non esitate a scrivermi per qualunque curiosità o informazione!

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